E’ un album difficile, senz’altro il piu’ difficile in assoluto degli Afterhours.
Mi son serviti ben cinque ascolti per metabolizzarlo totalmente.
Il primo ascolto ti disorienta, molto piu’ di pochi istanti nella lavatrice. C’e’ una turbolenza di suoni nuova, a cui le tue orecchie non son abituate. Perche’ non riconoscono, salvo in un paio di brani (peraltro due dei singoli che gia’ avevi ascoltato), gli Afterhours che conoscevano.
Il secondo ascolto ancora non ti convince del tutto. Perche’ la tua attenzione si sofferma sugli espliciti versi di sesso disseminati qua e la’, che non ti scandalizzano, ne’ ti stupiscono perche’ Agnelli ce li piazza da sempre e tu gli Afterhours li conosci (e Ci sono molti modi, dove il sesso e’ un po’ ovunque, e’ tra le tue preferite da sempre, tanto per far un esempio), ma che in quest’album, in un paio di passaggi ti sembrano campati per aria, della serie “oddio, qua non so piu’ che metterci, come continuarlo ’sto testo; vabe’, nel dubbio, via con il verso sul sesso che fa sempre molto alternativo e sempre ci sta”. Un po’ come Vasco Rossi spara fuori un “Eeeeeee…” ogni volta che si trova in difficolta’. L’esempio piu’ lampante di questa mia teoria e’ Naufragio sull’isola del tesoro, che racconta la quotidianita’ come favola. E il sesso ci sta tutto, anzi, deve starci in una favola metropolitana dei giorni nostri, ma non in maniera cosi’ esplicita. Quel “Sai voglio scoparti fino a farti ridere” al centro di un testo cinicamente fiabesco accompagnato da una parte strumentale che pure alla fiaba echeggia a me fa tutt’ora storcere un po’ il naso. Non so.
Al terzo ascolto pero’ il pazzesco alone di novita’ che il disco emana ti avvolge. Ti accorgi che gli Afterhours son sempre loro. Han soltanto “cambiato stile falciando teste”. Con stile, seppur sia dura essere Silvan. E inizi ad apprezzare pian piano la varieta’ delle perle ermetiche (soltanto 6 canzoni su 14 toccano i 3 minuti di lunghezza) contenute nell’album, il minimalismo dei loro testi.
Il quarto ascolto si chiama Immedesimazione. Perche’ ti inizi “a sentir comodo” in parecchi testi che, come da tradizione Afterhours, sono piu’ veri che mai, a calarti profondamente dentro alcuni versi che sanno di poesia e sembrano parlare irrimediabilmente di Te, di chi e’ vicino a te, della nostra societa’, di ognuno di noi: “Rimaniam seduti qua/Inventando fiabe vili/Per sentirci ancora vivi”, “La certezza di/Ogni novità/E’ il senso di abitudine/Già dalla sua metà”, “E non e’ speciale ma e’ per te/E non sa di niente ma di te” e via dicendo.
Al quinto ascolto e’ amore.
E da li’ tutto un crescendo.
Continuo.
I milanesi ammazzano il sabato, l’avrete capito, e’ un album per palati forti, decisamente non per tutti, come d’altronde gli Afterhours non sono mai stati e mai saranno, ne’ vorranno mai essere per tutti. A chi e’ solito ascoltar musica con superficialita’, magari pure distrattamente, non piacera’. Chi invece ha la buona abitudine di abbandonarsi a musica e parole, di sentir realmente le canzoni graffianti sopra e sotto pelle, pulsanti nelle vene, nella testa… beh, difficilmente trovera’ sul mercato un demone migliore da cui lasciarsi possedere.
Ah, vi lascio qua sotto la mia preferita di quest’album degli After, Tutto domani. Come aperitivo, nel caso decideste pure voi, dopo questa mia recensione, di farli passare in cuffia. Have fun.
Tag: Afterhours, Album, Dischi, Musica, Recensioni
Maggio 11, 2008 alle 7:36 pm |
Dal vivo sono meglio che nell’album, giuro, il disco è disseminato di equalizzatori sbagliati!
Non è uno degli album più belli, diciamolo.. Rimpiango pezzi come Quello che non c’è, Male di miele o Ballata per la mia piccola iena.
Comunque al concerto fa pogare da matti e quindi è definitivamente promosso!
Alla prossima, mio presentatore dei DARI
Maggio 11, 2008 alle 8:13 pm |
Sei pazzesco nelle recinsioni, insomma cinque volte e me ne innamoreró!!! Lo compro

Grazie per questa perla di recinsione ti faró una statua anzi un post
Kiss
Maggio 12, 2008 alle 11:26 am |
Io direi che i milanesi ammazzano soprattutto la domenica… E chi vole capì… Aabusdhsuahfusafhuwsefh
Ok, mi contengo.
Bella recensione, Max.
Maggio 12, 2008 alle 4:04 pm |
Non me gustano.
Ottima recensione, credo (non l’ho letta a fondo, ti giuro asd).
Maggio 12, 2008 alle 6:05 pm |
@Nightquest: Me lo farai pesar per sempre di averti messo in testa i DARI, vero?
Comunque si’, obiettivamente hai ragione, pur restando un gran album non e’ il migliore degli Afterhours. Ma ho apprezzato il loro coraggio nell’aver voluto cambiare una squadra che gia’ vinceva ottenendo comunque un ottimo risultato. E questo glielo si deve, credo. Ora non mi resta che togliermi lo sfizio di sentirli anch’io live e poi saro’ finalmente contento. Ole’!
@Xeena: Waaaaa, troppo buona! Ma se son piaciuto cosi’ tanto nel far recensioni vedro’ di farne piu’ spesso, cavoli. Grazie comunque, cara. E buon ascolto allora!
Kiss back.
@Enri: Grassie e… bwahahahahahah! Io sono con Te, lo sai. Forza Roma e, nonostante per un reggiano sia piu’ che un’eresia inneggiarlo, forza Parma right now! Dovesse accadere l’imprevedibile domenica… non oso immaginare. Crossfingers!
@Fra: Stronzo. :*
Maggio 13, 2008 alle 9:41 am |
Io l’ho ascoltato di sfuggita e ne ho ricavato le tue stesse impressioni: di non facile ascolto, una ricerca di suoni ed effetti che talvolta ho trovato un tantino irritante e (ma sempre ascoltando di sfuggita) l’impressione che taluni versi stonassero nel contesto, fossero buttati un po’ lì con l’intenzione di stupire, o perché scarseggiano le idee (ma non credo sia questo il caso).
Maggio 13, 2008 alle 5:05 pm |
Ero già convinta di ascoltarlo, ma mi hai convinto ancor di più.
Maggio 22, 2008 alle 10:15 pm |
[...] post é legato a quello di lunedi, é un post dedica per un’amico blogger che mi regala recinsioni dettagliatissime sui miei preferiti, cioé gli After. Lui ha il suo coloratissimo blog, sempre circondato da belle [...]
Luglio 26, 2008 alle 11:43 pm |
Ho gli afterhours nelle orecchie al momenti, e un nodo in gola perchè nessuno domani verrà con me al loro concerto. Semplicemente meravigliosi…una volta un ragazzo li definì “da orgasmo”, ed è vero! M fanno tremare il cuore, stupenda recensione, la stapo e la conservo nel mio diario.
Agosto 6, 2008 alle 8:21 pm |
Non so. Manuel è coraggioso, sconvolgente e controverso come sempre. Ma non sempre il mostrare audacia, sconvolgere cuori e controvertire regole genera sane vibrazioni.